“Questo Articolo è troppo lungo!” gli effetti del web sulla mente

Molto spesso capita  a tutti di compiere un grande sforzo visivo e mentale nel momento in cui ci si ritrova a leggere un articolo più lungo, indicativamente, di 5 capoversi.

Io ad esempio sono iscritto ad alcuni gruppi che trovo stupendi ed interessanti e che seguo spesso sia sui social sia sui siti ufficiali. Il “problema” (se tale può essere definito) è che i gestori di questi gruppi pubblicano articoli davvero meravigliosi ma purtroppo chilometrici e .. haimé, anche io spesso e non volentieri devo dire “basta è troppo lungo, proseguo più tardi!...” ; alcune volte riesco a riprendere l’articolo dal punto in cui lo avevo lasciato, altre volte purtroppo, a causa di una serie di impegni, questi articoli li iberno e quasi me ne dimentico.

Alcuni pensano che la colpa sia dei blogger e gestori di gruppi social che “scrivono troppo“, altri ancora pensano che la colpa invece sia tutta di questa società digitale che “non ha più voglia di leggere niente se non le solite stupidaggini scontate di due righe nella propria bacheca“.

Beh! … da “mezzo sociologo” vi posso assicurare che la colpa non è nè di chi legge .. nè tanto meno di chi scrive (so che già a questo punto del mio articolo starete osservando quanto durano i capoversi dopo e vi starete seccando ma vi chiedo di leggere e resistere ancora un minutino! hihi)

Ragioniamo su un fatto molto semplice: dal momento in cui l’internet prima ed i social network qualche anno dopo sono nati e si sono via via sempre più sviluppati, la stragrande maggioranza degli “utenti multimediali” ha fatto un maggiore e progressivo uso (ed abuso) di questi mezzi.

Ma cosa sono PC e smartphone? Sono apparecchi elettronici che comunicano attraverso dei “codici” prestabiliti che sono praticamente il loro DNA che, a loro volta, funzina attraverso delle frequenze Mhz (Megahertz) . Queste frequenze inevitabilmente si incontrano e scontrano con le frequenze con cui il sistema nervoso umano manda informazioni dalla periferia al centro e viceversa.

Da quando accendiamo il nostro “fratello smartphone o sorella PC” cosa facciamo? Non abbiamo di certo solo lavorato nel virtuale, poiché il lavoro ha un inizio ed una fine , ma piuttosto abbiamo deciso di protrarci nel digitale per “guardicchiare un pochino in quel di Facebook” .

Scorriamo la nostra bachecae e per ore ed ore ridiamo o ci indigniamo per qualche post qui e lì che assume un aspetto di slogan.

 

 

 

 

Perchè lo chiamo slogan? .. perché la maggior parte dei “post” è racchiuso in un “riquadro” nel quale sono contenute poche righe che riassumono una battuta scherzosa o un argomento importante o meno importante.

Mano a mano che noi interagiamo con questi slogan (vale a dire diamo il Mi Piace, commento, condivisione) la nostra mente si adatta ad una lettura breve e supersonica delle cose digitali; pochi secondi .. poi passiamo avanti.

Di questi post ne vediamo migliaia e migliaia al giorno ed ora dopo ora il nostro primo istinto quando ci annoiamo è di “aggiornare la home page” e trascorrere altro tempo nell’internet piuttosto che disconnetterci; ma non ciò non significa che siamo “sociopatici interattivi” (come direbbe Sherlock!) ma che siamo soggetti a ciò che succede al cervello quando è sottoposto a quella che la neurologia ha definito “dipendenza da abbondanza di informazioni” nell’ambito delle ricerche sulle “Nuove dipendenze digitali“. (dedicherò in futuro un altro articolo su questo argomento importante ed interessante!)

 

Poi capita che ogni tanto qualche baldo blogger (come me) decida di dedicare qualche articolo al giorno all’approfondimento di alcuni argomenti che ci colpiscono. Articoli che non sono dei semplici slogan ma sono proprio scritti più o meno lunghi ed articolati.

L’unico problema è che nel momento in cui l’utente multimediale vede nella sua bacheca il link all’articolo e vi accede e legge le prime 5-6 righe, automaticamente la sua mente, abituata a testi molto più brevi e concisi, inizia a mandare l’impulso a staccare e chiedersi

ma quanto dura st’articolo!?“.

Come detto, non è “colpa” nostra nè di chi scrive ma si tratta della natura stessa degli elementi digitali che influenzano la nostra mente, ed è su questo principio che dobbiamo lavorare per un cambiamento.

Non sempre tutto nella vita come nel digitale può essere breve e conciso ma ha bisogno di essere approfondito. Fa parte dell’esistenza coltivare la cultura per  riuscire a condividere argomenti più complessi. Con questo voglio dire che per combattere l’adeguamento mentale che il social network ha fatto su di noi dobbiamo ogni giorno staccare gli occhi dal nostro pc o dal nostro cellulare e leggere un libro o un articolo, sia esso cartaceo o virtuale. Leggere almeno 30 pagine al giorno per cominciare, oppure sforzarci di leggere un articolo tutto per intero e concentrarci su cosa vuole comunicare.. sarà difficile ma – come è successo a me – posso assicurarvi che dopo qualche settimana ricominceremo a poter leggere testi più lunghi e complessi!

 

 

Ke ne pensate maystini?? Se siete arrivati a questo punto leggendo tutto l’articolo, ovvero senza barare e passare alla fine, allora avrete già fatto un piccolo grande passo!! Un Abbraccio!! ^^

 

 

 

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